ANTEPRIMA AVELLINO-TARANTO

5 Maggio 2012 – 20:41 | in Sport, Top | di | Commenta | Condividi | Stampa

 

 

Il Taranto termina il suo campionato con la interessante prospettiva di fare più punti di tutti nell’intera terza serie, con la difesa meno battuta e con una striscia di risultati utili più lunga della sua lunga storia e di ogni altra squadra in questa stagione. Eppure non si è riusciti a creare quell’onda di entusiasmo che tali risultati meritavano. Colpa senz’altro degli errori di gestione che hanno portato i sette punti di penalità e di un proprietario che non impara nulla dagli errori ripetendo continuamente se stesso, senza cercare un dialogo, senza catturare alcuna simpatia e, al contrario della logica, alzando un muro nei confronti di chi, stampa, pubblico, ambiente, non aspetterebbe altro che poter acclamare un condottiero. Da tale contesto si sono autoescluse le istituzioni che non sanno o non possono dare il sia pur minimo contributo, sia pure morale. Dopo le polemiche con i tifosi D’Addario, con discutibile scelta di tempo, ha annunciato le proprie irrevocabili dimissioni, poi, in eterna contraddizione, ha sporto reclamo per la restituzione di almeno uno dei punti di penalità, scelta alquanto strana ed assolutamente irrilevante ai fini della classifica che fanno maggiormente capire quale sia il problema (per altro ammesso senza tanti giri di parole) del presidente di fronte al calcio: non capisce questo mondo e non riesce a valutare la valenza anche sociale del suo mandato che non può essere equiparato a nessun altra “mission” di un capitano d’industria di qualunque settore. Il calcio va capito e va amato, pur nelle sue brutture, nelle sue ingiustizie e nelle illogiche disparità di giudizio cercando di dare anche solo l’illusione alla gente di far parte di qualcosa di cui andare fieri, per poter partecipare, anche marginalmente, ad un qualcosa che funzioni in una città con un mare di problemi.

Ecco le mancanze del proprietario di cui però non si deve dimenticare la generosità, mostrata anni addietro, e la buona fede di un uomo che voleva fare qualcosa di buono (i propositi di sfida col Barcellona non erano prese in giro ma pura ingenuità).
Il ruolo di punto di riferimento lo ha, invece, assolto con successo il tecnico Dionigi: premetto che non tutti gli sfoghi verbali del mister mi hanno trovato d’accordo né gli eccessi in panchina che lo hanno portato a tante espulsioni ma il tecnico ha creato uno spogliatoio di uomini con degli obiettivi precisi e con una determinazione senza limiti, oltre le difficoltà economiche, oltre le divisioni, oltre i litigi e al di sopra della precarietà. Tutto questo, insieme ad un sincero impegno nel sociale stando al fianco a innumerevoli iniziative umanitarie hanno portato questa formazione vicino alla gente. Il fatto, poi, che le presenze allo stadio siano oggettivamente scarse risiede nella crisi economica ed anche perché il pubblico richiede (non proprio a ragione) come diritto l’acquisizione della serie B e quindi non sa se abbandonarsi alla speranza di centrare l’impresa o rinchiudersi nel recinto della diffidenza. Fatto sta che mai il Taranto aveva fatto tanti punti in serie C ed ancora dobbiamo attendere per arrivare secondi.
Ci aspetta l’Avellino, squadra ormai tranquilla con D’Angelo squalificato e con Herrera e Pezzella infortunati, probabilmente Bucaro schiererà il 4-3-1-2 con Zigoni e De Angelis in avanti e Millesi dietro le punte fra gli elementi più rappresentativi. I rossoblu rinunceranno a Chiaretti e Prosperi squalificati, a Coly in lenta ripresa e ad Antonazzo e Alessandro per scelta tecnica, probabile l’utilizzo di Rizzi nel ruolo di centrale, con Garufo e Bertolucci ai lati, Sciaudone e Di Deo in mezzo, mentre in avanti saranno schierati larghi Rantier e Bradaschia e Girardi centrale.
Godiamoci la partita, cerchiamo di raggiungere il secondo posto che significherebbe il primo posto effettivo senza il peso della penalizzazione. Poi inizieranno i play-off cominciando tutto daccapo, vediamo che succede, quest’anno per andare in B il campionato si deve vincere due volte. Nel calcio di oggi il mondo va così.
Di Antonio Garganese

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